7 novembre 2014

Foglie morte



















Cerco qualcosa che ho perduto
nascosto tra le foglie morte
una perla implosa nella sua bellezza
una pianta rara che vive
nei pendii scoscesi

Gli uccelli non osano cantare
sui rami radunati in preghiera
sacerdoti vestiti di foglie
celebrano una fredda messa
tra cori di animali
che cercano latte materno

Sotto lo sguardo dei rami
l'orfano silenzioso
si nutre di vecchie musiche
di fruscii
che solo lui può sentire

Malato del suo inverno prematuro
sente gonfiare le vene
di freddo dolore
sente cadere le foglie
sul suo nuovo destino
un vento incorporeo
che obbedisce a cicli
di vita e di morte

Con la forza delle nuvole
il cucciolo braccato
accende i suoi occhi
fugge lontano dalle tagliole
sporcando di sangue le foglie
memore del latte materno
adesso si nutre
di piante fluviali
si lecca le ferite
al calore di un raggio
che penetra tra le foglie morte

(Ezio - 07/11/2014)


10 luglio 2014

Toreamo Alejandro ... toreamo
















In occasione della chiusura della sua mostra di pittura poetica, Alejandro Lopez Delgado ha invitato i poeti suoi amici ad esibirsi in uno slam poetry nei locali della mostra presso lo spazio Porpora di Milano.  Di seguito la poesia che ho voluto dedicare per l'occasione all'amico pittore-poeta.


Piove sulla terra
il sangue del toro
sembra ancor più rosso
il cielo di Granada
la sera occidentale
nell'animo del duende
il travaglio dell'artista
che insegue il toro loco
nel pennello nervoso
assetato di colore
rosso che attira
mantello sulle corna
toreamo Alejandro...toreamo

Zoccolo scalpitante
polvere che si alza
corna puntate
ad inseguire il tempo
l'artista nell'arena
insegue l'animale
estrae banderillas
dal fodero segreto
affonda le matite
nel corpo del soggetto
cattura il suo respiro
per renderlo immortale
toreamo Alejandro....toreamo

Mano convulsa
striscia sul foglio
ad inseguire il tratto
per coglierne l'essenza
l'animo umano
annega nel colore
colore come sangue
grafite come cenere
vita che arde
nel fuoco dell'arena
toreamo Alejandro...toreamo

Il toro stanco
cade sul terreno
nel sangue raggrumato
si estingue la sua pena
coagula il colore
si asciuga nell'arena
rivive nel dipinto
il cielo di Granada
la sera occidentale
di luna ancora piena
toreamo Alejandro...toreamo

(Ezio - 10/07/2014)

1 luglio 2014

Civiltà contadina




















Lavoravi zappatore 
sotto i raggi della bellezza
irrigando di sudore la terra,
dissodavi zappatore
i campi della tua creatività
facendo crescere arbusti
e trame di foglie

i tuoi arnesi
li deporranno nei musei
i crivi e le fullane
penderanno dai muri
conserveranno il tuo sudore
in preziose burnìe
le zappe che affondavi nella terra
i lombrichi che uccidevi
nella tua furia ispiratrice
quando eri
nel respiro della terra

saranno sbarrati
gli occhi del mondo
dietro le vetrine dei musei
si strapperanno i capelli
gli adoratori del panbauletto
rinnegatori del grano
mistificatori del moderno

gli uomini torneranno a godere
della terra che calpestano
dopo avere marciato
nei duri sentieri della modernità
nei deserti tecnologici
che uccidono
le sostanze della terra

11 giugno 2014

La prospettiva Nesci

















Ci sono famiglie che dopo 30 anni
non hanno ancora finito l'affacciata
nelle case del Gorgaccio
nelle alte periferie del Calvario
case senza volto
con spuntoni di ferro
che sporgono dai pilastri
tumori edilizi
di una terra malata
resistente ad ogni sanatoria

Con grandi portoni di ferro
sigillarono le loro dimore
con finestre di alluminio
chiusero gli occhi verso il mondo
mentre preparavano altarini al Santissimo
nelle mura della nefandezza
nelle periferie moderne
dove le case senza prospetto
nascondono vite senza prospettiva

Avevano cominciato con le pietre d'asparo
quando le donne facevano l'astratto
davanti le porte di quegli obbrobbri
false coltivatrici dirette
che mandavano i figli al collocamento
o nelle latrine del sindacato
pastori che conducevano armenti
al foraggio delle mangiatoie politiche
pregando nei templi sacri del do ut des
gente che non usava la piazza
per fare rivoluzioni
gente che passeggiava nella piazza
tra un turno di 50 giorni al bosco
e un turno di cazzeggio
piazza che non tiene a mente nulla
piazza poco Tien a Men
dove i carri armati
sono carrozzoni amici

Capitani coraggiosi
ne gesuiti, ne euclidei
giovani affamati di futuro
scelsero la prospettiva Nesci
partendo per mondi lontanissimi
distanti da quei carri armati
coi cannoni puntati.

Coi carrozzoni avevano giocato da bambini
nelle discese del paese
ma il gioco era finito da un pezzo
l'Ungheria era ormai presa
i carri stavano arrivando
era tempo di fuggire 
dal bersaglio dei cannoni

(Ezio Spataro)


4 giugno 2014

Cave Canem























Cave canem,
nella cava abbandonata del paese
i cani abbaiano malinconici
cercano rifiuti notturni
scorie urbane differenziate
ossa di fantasmi
lembi di carne da staccare
con denti sempre più malati
morso dopo morso
fame dopo fame

Cave canem,
sono cani rabbiosi
profeti visionari
esiliati nella Patmos
dell'ecosistema insostenibile
allevati nei macelli della mistificazione
dove a suon di brogli e museruole
si serrano i musi dei rivali
annusatori di femmine

Cave canem,
è il fiuto della propaganda
che ci cava le ossa da spolpare
rabbia canina
profusa in testicoli ancora integri
pensiero sterilizzatore
di una realtà che abbaia
ma non morde

Cave canem,
è dietro le botteghe
che i macellai scartano frattaglie
attirando le vedove e le vespe allegre
ronzio di carismatici in festa
fiori all'occhiello
di raduni pentecostali
mentre la carne si consuma
e diventa un pasto raro
piatto d'oro dei tempi d'oro
quando i veterani
dell'accademia ambrosiana
col crastagnello
festeggiavano il dies accademicus.

(Ezio Spataro)