17 aprile 2013

L'uomo che muore ogni giorno



E alla sera
si raccolgono i pezzi
giorni frantumati per strada
schegge di vita
schizzate sui bordi dei marciapiedi

non crescono radici
in quelle vie di catrame
non c'è musica nell'aria
solo cuori che pompano
al ritmo della metro

vagoni affollati
di facce sconosciute
rumore che dipinge
la corazza del silenzio
un gocciolare di minuti spaccati
di ore racimolate

Corre un uomo
verso la sua fine quotidiana
verso le clessidre rovesciate 

non trova più
le cose che ha amato
le porte della sua dimora
la nobile forza di sognare

vetri infranti
porte divelte
entra chi vuole
nella casa derubata

gli sciacalli si fanno guerra
si contendono il bottino
dove sono i pezzi d'argento
i bei regali di nozze ?

Ha costudito tesori
dove ladri scassìnano
e ruggine divora

ricerca con affanno
una nuova dimora
dov'è immortale
tutto ciò che si può amare

un cuore nuovo
a ritmo naturale
un cuore di carne
che non diventi di catrame

(Ezio Spataro)

12 aprile 2013

Urla al cimitero



Stendo la mano sul sepolcro
sento il marmo gelido
sulle mia dita incredule

freddo di pietra
marmo cadaverico
sui polpastrelli

il vento increspa la mia innocenza
mi scova nudo nel sepolcro imbiancato
mi percuote di vergogna

In questo cimitero desolato
la terra non emana più calore
il vino non è più sangue della terra

le urla ovattate
non squarciano le nuvole
verso le pioggie incatenate.

Acque castigate
temporali repressi
cieli trattenuti nell'odio

straziatemi il cuore di fulmini
fatemi uscire il sangue
che rinnova la terra !

(Ezio Spataro)



21 marzo 2013

Fratelli morti



















Vi vedo fratelli morti
che avete vissuto una vita,
state uscendo dai tumuli
per riprendervi l'anima

vi osservo migrare
dal vostro regno di quiete
liberarvi dei vostri sudari
ritornare nelle vecchie strade

fratelli di carne e di sangue
conoscitori del mondo
col senno della morte

la vostra carne è viva
la mia va in putrefazione
i vostri volti risplendono 
il mio si oscura nei giorni terreni

vi vedo fratelli morti
liberi dal mondo :
ne avete bruciato i lacci
nel fuoco della morte

vi siete forgiati corpi gloriosi
in crogiouli di fatica
state camminando vigorosi
verso la Verità che avete sperato.


(Ezio Spataro)

10 marzo 2013

I piedi sulla sabbia


Sulla sabbia bagnata dal mare
i miei piedi si purificano,
onde si succedono
in perpetua lavanda

acque primitive,
acque oceaniche
plasmarono le scogliere
quando il mondo era giovane

mari si alzarono
si placarono vulcani
rocce si sgretolarono
in granelli di sabbia

io caddi come fulmine
sulla guglia del mio corpo
per sentire la vita del mondo
per sentire ogni cosa

coi piedi piantati sulla battiggia
respirare le nuove maree
infine, al rientrare dell'onda,
sentirmi mancare il terreno
cessare ogni respiro.

(Ezio Spataro)


6 marzo 2013

Un chiantu


Chiddu chi cunta
è farimi stu chiantu
ca squagghia lama e punta
a tuttu lu me vantu

nun cunta siddu cadu
e ghincu arrè la fossa
picchì stu chiantu duci
mi porta arrè la luci

s'adduma la spiranza
c'abbatti la superbia
ogni lacrima chi scinni
duna focu a lu me vantu

picchì di nenti
iu mi pozzu vantari
si mancu la vita
mi potti fabbricari

ogni passatu vantu
finisci nta stu chiantu
ca comu un mari apertu
s'agghiutti lu desertu

desertu di superbia
ca fa terra bruciata
di tutti li biddizzi
chi stannu a la purtata

(Ezio Spataro)

14 febbraio 2013

Nel Grande Paradiso

















Ti narrerò di alte vette,
di  passi leggeri sull'erba dei pendii,
di stambecchi che dimorano
sotto le tende del cielo

ti narrerò del respiro del vento
che increspa le gelide acque,
di sparuti muschi su antiche rocce
che recitano il silenzio dei secoli

Ai confini tra la terra e l'azzurro
nelle valli materne che allattano i fiumi
abbiamo seguito il cammino dell'alce
sotto gli occhi del firmamento

sugli alti rifugi, sui capanni solitari
abbiamo cantato nel vento
litanie di antichi prodigi:
epiche battaglie tra rocce titaniche
uscite dal ventre della terra

(Ezio Spataro)