10 giugno 2015

160 primavere

Nino Spataro e Totò Randazzo























In occasione della presentazione del nuovo libro di Totò Randazzo voglio dedicare a lui e mio padre, suo amico di infanzia, questi versi in siciliano che scrissi qualche anno fa.



Me patri picciriddu
ioca cu la spata
mmenzu di na strata

sapi moviri li ita
e iucari cu la vita
me patri sicculiddu

ioca a cchiappareddu
e sata u scaluneddu
tira la ciunna
e ampeca na palumma
stu me patri tintuliddu

Nta lu mmernu e la staciuni
porta un curtu cavusiddu
Si!! Chiddu è me patri picciriddu
ma l'ha taliari di vicinu
picchì è veru finuliddu.

Poi scumparì comu n'ariddu
me patri picciriddu
o forsi vulà comu un cardiddu
e comu fici sapiddu!!

(Ezio Spataro)




28 aprile 2015

Brancaleone















Nuccio, in armatura di Benanti
che or vorresti chiudere battenti
non lasciar seguaci tuoi ardenti
de le tue gesta fedeli amanti

rifletti su ardua decisione
di tagliar lo passo a Brancaleone
di guisa che batteresti lo frontone
contro l'asfalto de l'acqua di Molone

Imprecai contra al Teofilatto
allorchè stamani appresi il fatto
è cosa che a saper il cor si spezza
del prode abbandonar la vecchia piazza

lo darsi a nuova forma di scrittura
mi par la tua imminente cugnintura
bagnarla vorrai nella propinqua brivatura
come steli di rigogliosa verzura

allor non procurrà lo piagnisteo
ne la piazza de la ridente Marineo
che rimanga ancor la piazza amena
a patto di strazzar la pergamena !

voglia accettar l'umil preghiera
or che mi incammino nell'antica mulattiera
sicchè longeva perdurrà la nostra vita
su tre corsie percorrerem  la Suvarita



(Ezio Spataro - dopo avere appreso una notizia)

27 aprile 2015

Ipotesi sulla bambagia


















Meditavo nei seggi della confraternita
sulla natura della bambagia,
se poteva tamponare 

le ferite della fede
acquisita nei paesi dell'Ovest
dove Dio era stato adorato col denaro
senza violenze ne carri armati

Feci diverse ipotesi sulla bambagia,
mentre nel silenzio 

la ferita continuava a sanguinare 
e c'era poco da ridere,
nessun Peppone a ostacolarmi
nessun Don Camillo a catechizzarmi
rimasi allineato ad un mondo ateo che
andava a messa ogni domenica.

Rimasi al sicuro nell'Ovest

al sicuro da Dio,
e scongiurai la morte
per augurarmi la pensione.
Mi costruì una casa di bambagia
dove ogni urto con la fede
era attutito da soffici pareti
il capitalismo mi sorrideva

dietro le finestre
mi mostrava un cielo blu

un paradiso che maturava
con gli interessi.


(Ezio Spataro)

23 aprile 2015

Tutto scorre

















Ho coltivato i tenerumi
sulle colline vicino la Diana
sono cresciuti alti
mentre l'acqua cavava la pietra
feci la pasta vrudusa assai
non ne mangiai più
di generazione in generazione
fino all'avvento del nuovo cimitero
 

Pagai la caparra per aggiudicarmi
un posto accanto alle spighe
accesi il mutuo per guardare
le speranze dal farro lungo
le api che si leccavano il miele
raggiunsi un luogo vicino l'Antenna
una guarnigione di cherubini
a guardia delle pale eoliche

Guardo il tramonto a Bolognetta
ragazzini accendono a strappo
i loro scooter impazziti
puzza di benzina succhiata chissà dove
rumori nella statale
echeggiano fino ai boschi della Manca
e non c'è tempo e non c'è acqua
per sentire il fiume che scorre
verso il mare lontano
Eleutero di valli
erose come camula
acqua che scende

per scorrere a matula.

(Ezio Spataro)


20 aprile 2015

Eroi a matula

Poesia ispirata da un amico.
 
Esiliati di Mediolano
fuggirono dalle barricate
dai venditori di mattula
che consarono le bancarelle
nelle notti anarghire

Bivaccarono nei campi sanicolensi

godendo dell'estate eterna
quando i morti uscivano

dai sepolcri a matula

più lazzaroni che lazzari

Da Marsala inseguiti con la virga

soldatini scrivevano lettere accorate
per uno sbarco in corso dei Mille
censori dalle penne garibaldine
assetati di studi e iniziative

Negli spalti di un antico castello 

attesero i prodi 
di un paese angelicato
sotto la scura rocca

musa di poeti 
che anelano la bianca mattula
 

Là sotto le logge 
dell'arnonica speranza
i senza-alloro 
per mano di spadari 
morirono a fil di spada

oltre il Valhalla
sotto i fiordi di Risalaimi
arsero nei vascelli
gli eroi a matula

(Ezio Spataro)









20 novembre 2014

Nei cimiteri dell'infanzia


















Nei cimiteri dell'infanzia
ti ho portato un fiore
per ritrovare l'odore
che mi avevi dato
quando l'aria sapeva di casa
e ogni tua parola
risuonava nelle stanze

Sguardo che conduce
oltre la cortina dei cipressi
verso l'ignoto che un giorno vedrò
verso fiori non recisi
ben piantati sulla terra
nelle lacrime
che la resero fertile

Nei cimiteri dell'infanzia
riposano le madri vive
in attesa che i figli
rientrino nei caldi focolari
madri affacciate
nel cuore della notte
figli pellegrini
seguono statue di madonne
in processione
camminano verso l'alba
della casa materna

Carezzano il marmo candido
della loro infanzia
colgono i baci portati dal vento
aliti di vita che attraversano la morte,
baci di madri in pensiero
per figli persi nel deserto 
bruciati dai raggi del giorno
figli redenti 
nei cimiteri dell'infanzia
madri che attendono un fiore.

(Ezio - 20/11/2014)
 


7 novembre 2014

Foglie morte



















Cerco qualcosa che ho perduto
nascosto tra le foglie morte
una perla implosa nella sua bellezza
una pianta rara che vive
nei pendii scoscesi

Gli uccelli non osano cantare
sui rami radunati in preghiera
sacerdoti vestiti di foglie
celebrano una fredda messa
tra cori di animali
che cercano latte materno

Sotto lo sguardo dei rami
l'orfano silenzioso
si nutre di vecchie musiche
di fruscii
che solo lui può sentire

Malato del suo inverno prematuro
sente gonfiare le vene
di freddo dolore
sente cadere le foglie
sul suo nuovo destino
un vento incorporeo
che obbedisce a cicli
di vita e di morte

Con la forza delle nuvole
il cucciolo braccato
accende i suoi occhi
fugge lontano dalle tagliole
sporcando di sangue le foglie
memore del latte materno
adesso si nutre
di piante fluviali
si lecca le ferite
al calore di un raggio
che penetra tra le foglie morte

(Ezio - 07/11/2014)


10 luglio 2014

Toreamo Alejandro ... toreamo
















In occasione della chiusura della sua mostra di pittura poetica, Alejandro Lopez Delgado ha invitato i poeti suoi amici ad esibirsi in uno slam poetry nei locali della mostra presso lo spazio Porpora di Milano.  Di seguito la poesia che ho voluto dedicare per l'occasione all'amico pittore-poeta.


Piove sulla terra
il sangue del toro
sembra ancor più rosso
il cielo di Granada
la sera occidentale
nell'animo del duende
il travaglio dell'artista
che insegue il toro loco
nel pennello nervoso
assetato di colore
rosso che attira
mantello sulle corna
toreamo Alejandro...toreamo

Zoccolo scalpitante
polvere che si alza
corna puntate
ad inseguire il tempo
l'artista nell'arena
insegue l'animale
estrae banderillas
dal fodero segreto
affonda le matite
nel corpo del soggetto
cattura il suo respiro
per renderlo immortale
toreamo Alejandro....toreamo

Mano convulsa
striscia sul foglio
ad inseguire il tratto
per coglierne l'essenza
l'animo umano
annega nel colore
colore come sangue
grafite come cenere
vita che arde
nel fuoco dell'arena
toreamo Alejandro...toreamo

Il toro stanco
cade sul terreno
nel sangue raggrumato
si estingue la sua pena
coagula il colore
si asciuga nell'arena
rivive nel dipinto
il cielo di Granada
la sera occidentale
di luna ancora piena
toreamo Alejandro...toreamo

(Ezio - 10/07/2014)