Io mio padre e la scimmia del circo |
Soli ascoltiamo i nostri silenzi
viziamo i nostri dolori
col pedigree della falsa speranza
portiamo a spasso le nostre paure
pisciando sotto gli alberi della nostra esistenza
Soli come cani macilenti
abbaiamo nei parchi ovattati
annusiamo foglie marce di ottobre
eterni incompresi cerchiamo la cagna ideale
con platonica oltranza ci affidiamo all'idea
Soli parliamo ad ascoltatori assenti
scriviamo poesie incomprensibili
nell'attesa che i posteri ci scrivano un libro
estemporanei viviamo schizzi di giornate
con pennelli e colori scroccati un po' ovunque
Soli annusiamo il terreno
per riconoscere presenze assenti
affetti distrutti o perduti
soli ci trasciniamo nei giardini dell'infanzia
per guardare i vecchi leoni ruggire
Soli smangiucchiamo noccioline cadute per terra
lo scaccio che un tempo papà ci comprava
il gelato promesso come la terra
quel gelato caduto per terra
che un tempo ci colava sulla mano
(Ezio Spataro)
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